“Dottoressa, è un nuovo neo quello che mi è uscito sulla schiena? Sembra quasi una crosticina incollata, ma è scurissimo.” Questa è una delle domande che sento più spesso durante le mie visite ad Avellino, quando i pazienti notano la comparsa di nuove formazioni cutanee. Molto spesso, dietro questo timore si nasconde la cheratosi seborroica, una condizione estremamente comune che, pur essendo benigna, genera molta confusione e, talvolta, un’ansia non necessaria.
Nella mia pratica clinica, vedo quotidianamente come queste formazioni — spesso chiamate impropriamente “verruche senili” — possano variare enormemente per aspetto, colore e consistenza. Francamente, capisco perché un paziente possa spaventarsi: una placca marrone scuro che sembra “appiccicata” alla pelle può effettivamente ricordare lesioni più serie. Onestamente, il confine tra una cheratosi atipica e un melanoma non è sempre ovvio a occhio nudo, ed è qui che entra in gioco la competenza dello specialista.
📋 In sintesi
- La cheratosi seborroica è una crescita cutanea benigna, non contagiosa e non precancerosa.
- Colpisce prevalentemente gli adulti sopra i 40-50 anni a causa dell’invecchiamento cutaneo e della genetica.
- La diagnosi differenziale con il melanoma è fondamentale e richiede una valutazione dermoscopica.
- La rimozione è indicata per motivi estetici, irritazione meccanica o dubbio diagnostico.
- Le tecniche principali includono curettage, crioterapia e laser CO2, scelte in base alle caratteristiche della lesione.

📑 Indice dei contenuti
- Cosa succede nel corpo: la natura della cheratosi
- Perché si sviluppa: cause e fattori di rischio
- Come riconoscerla: sintomi e segnali visivi
- Il percorso diagnostico: distinguere il vero pericolo
- Le opzioni di cura e rimozione
- Cosa fare ogni giorno: la gestione della pelle
- Quando è urgente agire: le red flag
- Domande frequenti
Cosa succede nel corpo: la natura della cheratosi
Quando parliamo di cheratosi seborroica, ci riferiamo a una proliferazione localizzata di cheratinociti — le cellule principali della nostra epidermide. A differenza delle comuni verruche, queste non sono causate da un virus (HPV) e, di conseguenza, non sono affatto contagiose. Non potete trasmetterle a nessuno e non potete “prenderle” da qualcun altro.
Quello che osservo spesso è che queste formazioni tendono a comparire in aree dove la pelle è più sottile o è stata esposta al tempo, come il volto, il torace o la schiena. Sebbene la parola “tumore benigno” possa spaventare, in realtà si tratta di un’alterazione innocua della crescita cellulare. Immaginatele come piccole placche di tessuto in eccesso che decidono di fermarsi sulla superficie cutanea, assumendo quell’aspetto tipico “a francobollo incollato”.
È importante non confonderle con altre formazioni come il fibroma pendulo, che ha una struttura peduncolata diversa, o la cisti sebacea, che si sviluppa più in profondità nel sottocute. La cheratosi è una faccenda prettamente superficiale, un disturbo dell’architettura più esterna della nostra pelle.
Perché si sviluppa: cause e fattori di rischio
Perché proprio a me e perché ora? Questa è la seconda domanda tipica. A dire il vero, la medicina non ha ancora una risposta univoca, ma abbiamo identificato tre pilastri fondamentali che influenzano la comparsa delle cheratosi seborroiche.
Fattori non modificabili: l’età e la genetica
L’invecchiamento è il fattore numero uno. È raro vedere queste lesioni prima dei 30 anni; la loro prevalenza aumenta drasticamente dopo i 50, arrivando a colpire quasi il 100% della popolazione anziana in qualche misura. — e lo vedo spesso in ambulatorio — c’è una fortissima componente ereditaria. Se i vostri genitori ne avevano molte sul tronco, è probabile che anche voi seguirete lo stesso percorso biologico.
Fattori modificabili: il ruolo del sole
Sebbene non siano causate direttamente dai raggi UV come accade per il tumore della pelle, l’esposizione solare cumulativa sembra giocare un ruolo nel favorirne l’insorgenza in certe zone. In realtà, proteggersi dal sole è sempre una buona idea, ma non garantisce che non ne spunteranno di nuove se la vostra genetica ha già deciso diversamente.
Come riconoscerla: sintomi e segnali visivi

Riconoscere una cheratosi seborroica richiede un occhio allenato, ma ci sono dei tratti distintivi che possono aiutarvi a monitorare la situazione a casa. La caratteristica principale è l’aspetto ceroso o vellutato. Al tatto, possono sembrare grasse o squamose, quasi come se si potessero staccare con un’unghia (cosa che, vi prego, non provate mai a fare!).
| Caratteristica | Descrizione Tipica |
|---|---|
| Colore | Dal giallo pallido al marrone scuro, fino al nero intenso. |
| Forma | Ovale o rotonda, con bordi netti e regolari. |
| Superficie | Verrucosa, cerosa, simile a una crosta appoggiata. |
| Sintomi | Generalmente asintomatica; prurito o sanguinamento se irritata. |
⚠️ Attenzione
Un sanguinamento spontaneo, cioè non causato da un graffio o dallo sfregamento dei vestiti, deve essere sempre considerato un segnale d’allarme. In questi casi, la visita specialistica non è più opzionale, ma urgente.
Il percorso diagnostico: distinguere il vero pericolo
L’iter diagnostico delle lesioni pigmentate si basa sull’integrazione di dati clinici e strumentali. Lo specialista valuta inizialmente la morfologia della lesione attraverso la regola ABCDE (Asimmetria, Bordi, Colore, Dimensioni, Evoluzione). Tuttavia, poiché la cheratosi seborroica può presentare asimmetria e pigmentazione intensa, questa regola non è sufficiente a garantire l’esclusione di una neoplasia maligna.
Si ricorre quindi alla dermoscopia (o epiluminescenza), un esame non invasivo che permette di visualizzare strutture non visibili a occhio nudo. La presenza di pseudocisti cornee e di aperture simil-comedoniche depone per la natura benigna della cheratosi. Qualora l’esame dermoscopico rilevi strutture atipiche o un pattern vascolare sospetto, la procedura prevede l’esecuzione di una biopsia escissionale con successivo esame istologico. La diagnosi definitiva è infatti di pertinenza anatomopatologica nei casi di incertezza clinica.
Le opzioni di cura e rimozione per la cheratosi seborroica
La rimozione della cheratosi seborroica viene eseguita per finalità diagnostiche, funzionali o estetiche. La procedura consiste nella distruzione o asportazione del tessuto ipercheratosico attraverso diverse tecniche chirurgiche o dermatologiche. La scelta della metodica dipende dallo spessore della lesione e dalla localizzazione anatomica.
Curettage e diatermocoagulazione
Il curettage consiste nell’asportazione meccanica della lesione tramite uno strumento a forma di cucchiaio tagliente (curette). Questa tecnica è spesso associata alla diatermocoagulazione per il controllo dell’emostasi e per rifinire la base della lesione. Si tratta di una procedura rapida, generalmente eseguita in anestesia locale, che permette di ottenere un campione di tessuto per l’esame istologico se necessario.
Crioterapia con azoto liquido
La crioterapia sfrutta l’azione del freddo estremo per indurre la necrosi termica delle cellule iperplastiche. L’applicazione di azoto liquido provoca il congelamento della cheratosi, che nelle settimane successive si stacca spontaneamente sotto forma di piccola crosta. È indicata per lesioni multiple e superficiali, sebbene possa comportare rischi di ipopigmentazione residua.
Laser CO2
L’impiego del laser CO2 permette una vaporizzazione selettiva del tessuto, garantendo un’elevata precisione e minimizzando il danno termico ai tessuti circostanti. Questa tecnologia è particolarmente apprezzata per le lesioni localizzate in aree esteticamente sensibili come il volto, poiché favorisce una guarigione ottimale con un rischio ridotto di esiti cicatriziali. Il laser è anche la tecnologia che per la maggiore impiego nel mio ambulatorio, come approccio meno invasivo e doloroso per il paziente, soprattutto quando è superfluo un successivo esame istologico.
Cosa fare ogni giorno: la gestione della pelle
Cosa potete fare voi, concretamente? Innanzitutto, evitate di trattare le cheratosi come se fossero semplici croste da rimuovere. Ho visto pazienti arrivare in studio con infezioni causate da tentativi maldestri di “grattare via” la lesione. — e lo dico con fermezza — i rimedi naturali come aceto o limone non funzionano e possono solo irritare inutilmente la pelle.
Un consiglio pratico è quello di idratare costantemente la zona per ridurre il prurito associato alla secchezza della cheratosi. Se la lesione si trova in un punto di attrito (come la linea del reggiseno o la cintura), proteggetela con un cerotto morbido per evitare che si infiammi prima della rimozione professionale. La prevenzione passa anche attraverso il controllo regolare: una volta all’anno, fatevi mappare i nei e mostrate allo specialista anche queste formazioni cerose.
Se decidete per l’asportazione, ricordate che il post-operatorio è fondamentale. Applicate le creme antibiotiche o riparatrici prescritte e, soprattutto, non esponete la zona al sole senza una protezione totale (SPF 50+) per almeno due mesi, per evitare macchie scure permanenti.
Quando è urgente agire: le red flag
Non tutte le cheratosi sono uguali. Esistono dei momenti in cui non bisogna aspettare il controllo annuale. Se una lesione che avevate da anni decide improvvisamente di cambiare, di farsi più spessa o di prudere intensamente, dovete chiamare il medico. Onestamente, è meglio una visita per nulla che ignorare un segnale importante.
Una condizione particolare è il cosiddetto segno di Leser-Trélat: la comparsa improvvisa ed esplosiva di decine di cheratosi seborroiche su tutto il tronco. In rari casi, questo può essere un segnale indiretto di problemi di salute interni. Non è una regola, ma è una situazione che merita un approfondimento clinico completo.
💡 Lo sapevi?
A differenza del melanoma, la cheratosi seborroica non ha radici profonde. È una formazione puramente epidermica, il che spiega perché la sua rimozione con curettage sia così efficace e, spesso, lasci la pelle sottostante perfettamente integra una volta guarita.
Domande frequenti
Le cheratosi seborroiche sono ereditarie?
Sì, esiste una forte predisposizione familiare. Se i vostri genitori hanno sviluppato molte di queste lesioni, è molto probabile che abbiate una tendenza genetica simile, che si manifesterà con l’avanzare dell’età.
Possono trasformarsi in tumori maligni?
No, le cheratosi seborroiche rimangono benigne per tutta la vita. Il rischio reale è che una lesione maligna (come un melanoma) possa nascondersi proprio accanto a una cheratosi o simularne l’aspetto estetico iniziale.
La rimozione lascia cicatrici?
Qualsiasi intervento sulla pelle comporta un minimo rischio di esiti cicatriziali o discromie (macchie più chiare o più scure). Tuttavia, utilizzando tecniche moderne come il laser o un curettage delicato, i risultati estetici sono solitamente eccellenti.
È doloroso rimuoverle?
La procedura viene solitamente eseguita con una piccola infiltrazione di anestetico locale o con l’applicazione di una crema anestetica, rendendo il trattamento pressoché indolore. Il fastidio post-operatorio è minimo e gestibile con comuni analgesici.
Quante sedute servono per la crioterapia?
Spesso è sufficiente una sola seduta, ma per cheratosi molto spesse o grandi potrebbe essere necessario un secondo passaggio a distanza di qualche settimana per ottenere la completa eliminazione della lesione.
Vale la pena aspettare quando si nota qualcosa di nuovo sulla pelle? Dipende, ma francamente, se devo essere precisa, la serenità di una diagnosi certa vale molto più di qualsiasi ricerca su Google. Se avete dubbi su quella “strana crosticina” che non va via, il mio consiglio è di non ignorarla. Venite a trovarmi ad Avellino: un rapido controllo dermoscopico può risolvere ogni dubbio in pochi minuti.
Operando pazienti con queste condizioni da anni, so bene che la pelle è il nostro biglietto da visita ma anche il nostro primo scudo. Trattarla con rispetto, evitando il fai-da-te, è il primo passo per una salute duratura.
Fonti scientifiche:
- Hafner C, Vogt T. Seborrheic keratosis. J Dtsch Dermatol Ges. 2008;6(8):664-77.
- Noiles K, Vender R. Are all seborrheic keratoses benign? Review of clinical and dermoscopic features. J Cutan Med Surg. 2008;12(5):203-14.
- Minagawa A. Dermoscopy-pathology relationship in seborrheic keratosis. J Dermatol. 2017;44(3):281-288.
Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento medico professionale. Consultate sempre il vostro medico o specialista per qualsiasi dubbio sulla vostra salute cutanea.
