Ricordo ancora uno dei primi pazienti che visitai anni fa: un uomo giovane, visibilmente sofferente, che camminava con estrema fatica, quasi a gambe larghe. Mi disse che da due giorni non riusciva più a sedersi bene a causa di un dolore “che pulsava come un cuore” proprio vicino all’ano. Pensava fossero semplici emorroidi infiammate e aveva provato a usare pomate e ghiaccio, ma il dolore era diventato insopportabile e la febbre aveva iniziato a salire. Osservandolo, vidi subito una zona gonfia, arrossata e tesa: era un classico ascesso perianale in fase acuta.
Purtroppo, quello che molti pazienti non sanno è che un ascesso non è una semplice irritazione che passa con un po’ di riposo o una crema. Si tratta di una raccolta di pus, un’infezione “bloccata” che preme contro i tessuti e che, se non viene liberata chirurgicamente, continua a scavare e a diffondersi. In questo articolo, voglio spiegarvi con sincerità e chiarezza cosa sta succedendo al vostro corpo se avvertite questi sintomi, perché il drenaggio è l’unica vera cura e cosa dobbiamo monitorare insieme durante la guarigione.
📋 In sintesi
- L’ascesso perianale è una raccolta di pus causata solitamente dall’infezione di piccole ghiandole anali.
- Il sintomo principale è un dolore pulsante e continuo che peggiora stando seduti o evacuando.
- Gli antibiotici da soli non curano l’ascesso; nella quasi totalità dei casi serve un’incisione chirurgica (drenaggio).
- Esiste una correlazione stretta tra ascesso e fistola anale (fino al 40% dei casi).
- Febbre alta, brividi e difficoltà a urinare sono segnali d’allarme per una visita d’urgenza.
📑 Indice dei contenuti
- Cosa succede nel corpo: l’origine dell’ascesso
- Perché si sviluppa: cause e fattori di rischio
- Come riconoscerlo: i sintomi da non ignorare
- Il percorso diagnostico: dalla visita all’imaging
- Le opzioni di cura: perché il drenaggio è fondamentale
- Cosa fare ogni giorno: il recupero post-operatorio
- Quando è urgente agire: le “red flags”
- Domande frequenti (FAQ)
Cosa succede nel corpo: l’origine dell’ascesso
Per capire perché provate quel dolore così acuto, dobbiamo fare un piccolo passo indietro nell’anatomia del canale anale. Spesso i pazienti sono sorpresi quando spiego loro che l’infezione non parte “da fuori”, ma quasi sempre “da dentro”. All’interno dell’ano, proprio al confine tra la mucosa e la pelle esterna, si trovano delle minuscole ghiandole chiamate ghiandole di Chiari-Hermann (o di Hermann e Desfosses).
La loro funzione principale sarebbe quella di produrre un muco lubrificante per facilitare il passaggio delle feci, ma purtroppo queste ghiandole possono ostruirsi. Quando un dotto ghiandolare si tappa — magari a causa di frammenti di feci, piccoli traumi o stipsi cronica — i batteri ristagnano all’interno, iniziano a moltiplicarsi e creano un’infezione. Questo processo è chiamato teoria criptoghiandolare ed è alla base di oltre il 90% degli ascessi che porto in sala operatoria.
Una volta che l’infezione si è stabilita nella ghiandola, il pus inizia a cercare una via d’uscita. Poiché i tessuti intorno all’ano sono ricchi di spazi adiposi (il cosiddetto grasso ischio-rettale), l’infezione può espandersi in diverse direzioni, creando diversi tipi di ascesso:
- Ascesso perianale: il più comune, si sviluppa proprio sotto la pelle vicino all’apertura anale. È quello che dà il gonfiore più visibile.
- Ascesso ischiorettale: l’infezione scava più lateralmente, verso la natica. Può contenere grandi quantità di pus senza essere troppo visibile in superficie nelle fasi iniziali.
- Ascesso intersfinterico: il pus resta intrappolato tra i muscoli dello sfintere (interno ed esterno). È estremamente doloroso proprio perché i muscoli premono sulla raccolta.
- Ascesso sovraelevatore: la forma più profonda e complessa, situata al di sopra dei muscoli del pavimento pelvico.
Personalmente, trovo che spiegare questa “mappa” ai pazienti aiuti molto a far capire che l’ascesso non è un brufolo esterno, ma una tensione interna che coinvolge strutture muscolari fondamentali per la nostra continenza.
Perché si sviluppa: cause e fattori di rischio
Molti mi chiedono: “Dottoressa, perché è venuto proprio a me? Ho fatto qualcosa di sbagliato?”. La verità è che l’ascesso perianale può colpire chiunque, anche soggetti in perfetta salute. Tuttavia, esistono dei fattori che possono favorire l’insorgenza di questa condizione o renderla più frequente (recidivante).
Fattori legati allo stile di vita e all’anatomia
La stipsi cronica o, al contrario, episodi frequenti di diarrea possono irritare il canale anale e favorire l’ingresso di batteri nelle ghiandole. Anche piccoli traumi locali (come l’uso di carta igienica troppo ruvida o procedure endoscopiche recenti) possono giocare un ruolo. Nella mia pratica clinica, vedo spesso che periodi di forte stress o calo delle difese immunitarie possono essere il “trigger” definitivo per un’infezione che forse era già in nuce.
Condizioni mediche predisponenti
Esistono poi patologie che aumentano significativamente il rischio. Il diabete mellito, ad esempio, rende il corpo meno efficace nel combattere le infezioni batteriche cutanee e mucose. Ma la correlazione più importante, che noi chirurghi dobbiamo sempre considerare, è con la Malattia di Crohn.
💡 Lo sapevi?
Fino al 30-40% dei pazienti con Morbo di Crohn sperimenta problemi perianali come ascessi o fistole. A volte, un ascesso “difficile” che non guarisce o che torna spesso è proprio il primo segnale di una malattia infiammatoria intestinale non ancora diagnosticata.
Ovviamente, non spaventatevi: avere un ascesso non significa avere il Crohn! Ma è mio dovere, come specialista, indagare la storia familiare e intestinale del paziente per escludere quadri più complessi.
Come riconoscerlo: i sintomi da non ignorare
Il dolore dell’ascesso perianale è difficile da dimenticare. A differenza del fastidio “urticante” di una ragade o del prurito di un’emorroide, l’ascesso provoca un dolore pulsante e sordo che segue il ritmo del battito cardiaco. Molti pazienti mi dicono di sentire come se avessero un “corpo estraneo” o una “palla di fuoco” vicino all’ano.
Vediamo insieme i segnali tipici riassunti in questa tabella:
| Sintomo | Descrizione |
|---|---|
| Dolore pulsante | Continuo, peggiora con la tosse, sedendosi o durante l’evacuazione. |
| Tumefazione | Un rigonfiamento duro o “molliccio”, rosso e molto caldo vicino all’ano. |
| Febbre e brividi | Segno che l’infezione sta diventando sistemica (generale). |
| Secrezione | Possibile fuoriuscita di materiale purulento giallastro o sangue se l’ascesso si rompe. |
⚠️ Attenzione
Se l’ascesso si rompe spontaneamente (noterete una “esplosione” di pus), il dolore diminuirà quasi istantaneamente. Attenzione però: questo non significa che siate guariti. Anzi, la rottura spontanea spesso lascia canali residui che portano alla formazione di una fistola cronica. La visita rimane obbligatoria.
Il percorso diagnostico: dalla visita all’imaging

Dico sempre ai miei pazienti che, per un ascesso perianale superficiale, i miei occhi e le mie mani sono gli strumenti migliori. La diagnosi è quasi sempre clinica: una visita proctologica accurata permette di identificare la sede della raccolta nel 95% dei casi. Durante la visita, valuto la tensione della cute, il punto di massima fluttuazione (dove il pus è più vicino alla superficie) e controllo lo stato degli sfinteri tramite l’esplorazione digito-rettale.
So bene che la visita in una fase così dolorosa spaventa. State tranquilli: procedo sempre con estrema delicatezza, evitando manovre inutilmente dolorose se il quadro è già chiaro visivamente.
Quando servono esami extra?
In alcuni casi, però, non basta guardare. Se sospetto una raccolta molto profonda (ascesso ischio-rettale o sovraelevatore) o se il paziente è diabetico/immunodepresso, ho bisogno di “guardare sotto la superficie”. In questi casi richiedo:
- Ecografia Endoanale: una sonda sottile inserita nel canale anale permette di mappare con precisione la cavità.
- Risonanza Magnetica (RM) della pelvi: è il “gold standard” per i casi complessi o per studiare l’eventuale tragitto di una fistola associata.
- Esami del sangue: per valutare l’aumento dei globuli bianchi e della PCR (indice di infiammazione).
Le opzioni di cura: perché il drenaggio è fondamentale
Qui devo essere molto diretta: l’antibiotico da solo non cura quasi mai un ascesso perianale. Spesso ricevo pazienti che hanno fatto 10 giorni di terapia antibiotica senza successo. Perché succede? Immaginate l’ascesso come una stanza chiusa piena di materiale sotto pressione: l’antibiotico circola nel sangue, ma fatica a penetrare in una cavità piena di pus dove la circolazione è scarsa.
La cura reale è la chirurgia: incisione e drenaggio. L’obiettivo è creare un’apertura che permetta al pus di uscire, “sgonfiando” immediatamente la tensione e arrestando la diffusione dell’infezione.
Come avviene l’intervento?
L’intervento di drenaggio è generalmente rapido (dura circa 15-20 minuti) ma deve essere eseguito con precisione chirurgica. Ecco i passaggi principali che seguo:
- Anestesia: Per ascessi piccoli e superficiali posso usare l’anestesia locale. Tuttavia, per garantire al paziente il massimo comfort ed esplorare bene la cavità senza dolore, preferisco spesso una blanda sedazione o un’anestesia spinale in regime di Day Hospital.
- Incisione: Pratico un’apertura sulla zona più tesa. L’incisione non viene chiusa con i punti: la ferita deve restare aperta per permettere al residuo infetto di uscire nei giorni successivi.
- Esplorazione: Cerco delicatamente il punto di origine (la famosa ghiandola infetta). Se trovo una fistola semplice e “sicura”, posso decidere di trattarla subito, altrimenti preferisco aspettare che l’infezione acuta passi per programmare un secondo intervento più conservativo per lo sfintere.
Trovo che la scelta dell’anestesia sia fondamentale: un paziente rilassato mi permette di lavorare meglio e di assicurarmi che non restino “tasche” di pus nascoste che potrebbero causare una recidiva immediata.
Cosa fare ogni giorno: il recupero post-operatorio
Una volta tornati a casa, inizia la fase di guarigione “per seconda intenzione”. Significa che la ferita si chiuderà da sola, dal basso verso l’alto. Questo processo richiede pazienza e igiene meticolosa.
Ecco i miei consigli pratici per i primi giorni:
- Igiene: Lavate la zona con acqua tiepida e un detergente specifico delicato (o semplicemente con acqua) dopo ogni evacuazione e almeno 2-3 volte al giorno.
- Semicupi: Immergere la zona in acqua tiepida per 10 minuti aiuta a rilassare la muscolatura e a mantenere la ferita pulita. Non usate disinfettanti aggressivi come il betadine puro sulla ferita aperta: possono rallentare la cicatrizzazione.
- Medicazioni: Inizialmente dovrete applicare delle garze per assorbire le secrezioni (che saranno abbondanti, è normale!). In alcuni casi vi insegnerò a inserire una piccola striscia di garza nella ferita (il packing) per evitare che la pelle si chiuda prima del fondo.
- Alimentazione: Mangiate molta fibra e bevete almeno 2 litri d’acqua al giorno. Non volete avere feci dure che graffiano la ferita durante il passaggio!
In genere, i pazienti possono tornare al lavoro dopo 2-5 giorni, a seconda della profondità dell’intervento e del tipo di attività. Se fate un lavoro d’ufficio e state molto seduti, vi consiglio l’uso di un cuscino a ciambella per le prime due settimane.
Quando è urgente agire: le “red flags”
Sebbene l’ascesso perianale sia una condizione comune, non va mai sottovalutato, specialmente in presenza di certe patologie. Se l’infezione non viene drenata, può trasformarsi in una fascite o causare una sepsi (infezione del sangue).
⚠️ Attenzione: Segnali di Urgenza
Andate immediatamente in Pronto Soccorso se presentate:
- Febbre sopra i 38.5°C con brividi scuotenti.
- Incapacità totale di urinare (ritenzione urinaria riflessa).
- Rossore che si estende rapidamente verso lo scroto o le grandi labbra (sospetta Gangrena di Fournier, un’emergenza chirurgica rarissima ma gravissima).
- Forte confusione o spossatezza estrema.
Non aspettate il lunedì mattina se questi sintomi compaiono di sabato notte. La tempestività fa davvero la differenza nella velocità di recupero.
Domande frequenti (FAQ)
L’ascesso può tornare dopo l’intervento?
Sì, purtroppo esiste un rischio di recidiva che oscilla tra il 10% e il 20%. Spesso ciò accade perché il drenaggio è stato eseguito troppo tardi o perché è rimasta una fistola anale interna alimentata dalla ghiandola originale che non è ancora guarita.
Posso usare pomate al cortisone per il dolore?
Assolutamente no! Il cortisone abbassa le difese immunitarie locali e può far esplodere l’infezione rendendola molto più grave. In caso di ascesso sospetto, evitate qualsiasi automedicazione prima della visita.
Quanto tempo ci mette la ferita a chiudersi?
Dipende dalla dimensione, ma mediamente ci vogliono dalle 3 alle 6 settimane. È un processo lento perché vogliamo che la pelle sia l’ultima cosa a chiudersi, per essere certi che sotto non resti altro pus.
Avrò problemi di incontinenza dopo il drenaggio?
Il semplice drenaggio di un ascesso perianale superficiale non tocca i muscoli dello sfintere in modo significativo e quindi il rischio di incontinenza è pressoché nullo. Il discorso cambia per fistole molto complesse, che però trattiamo con tecniche specifiche salva-sfintere.
Devo per forza operarmi?
Se c’è pus, sì. Ubi pus, ibi evacua (dove c’è pus, va evacuato) è una delle massime più antiche e valide della chirurgia. Senza drenaggio, l’infezione non guarirà e rischierete complicazioni serie.
In conclusione, se sentite quel dolore “che batte”, non abbiate timore o vergogna. Venite in studio o andate in una struttura ospedaliera: un piccolo gesto chirurgico risolverà un dolore che altrimenti vi tormenterebbe per giorni, proteggendo la vostra salute presente e futura.
Dott.ssa Ilaria Ferrante
Fonti scientifiche:
1. ASCRS Clinical Practice Guidelines for the Management of Anorectal Abscess and Fistula-in-Ano (2022).
2. ESCP (European Society of Coloproctology) guidelines on perianal abscess management.
3. Riedel et al., “Anorectal Abscess and Fistula”, StatPearls (NCBI), 2023.
4. Società Italiana di Chirurgia (SIC) – Protocolli diagnostici per le infezioni del perineo.
Disclaimer: Le informazioni contenute in questo articolo hanno scopo puramente informativo e non sostituiscono in alcun modo il parere, la diagnosi o il trattamento di un medico specialista. In caso di emergenza, rivolgersi al Pronto Soccorso.